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Educazione sessuale, quando i genitori parlano di sesso ai ragazzi

I consigli per uscire indenni dal dialogo più importante di tutti

Siamo d’accordo. Come genitori, parlare di argomenti “a luci rosse” con i propri figli è una delle questioni più imbarazzanti che si possano affrontare. Sia per mamma e papà, che per l’adolescente in cerca di risposte, quello dell’educazione sessuale e sentimentale è un tabù difficile, soprattutto in Italia. In Europa, sono solo quattro i paesi in cui l’educazione sessuale come materia obbligatoria: Lituania, Polonia, Romania e, appunto, il Belpaese. Con conseguenze deleterie. Ma qual è il miglior approccio a una “lezione” corretta?

Un’educazione sessuale imperfetta o lacunosa porta a un aumento del tasso di gravidanze adolescenziali, una maggiore diffusione dell’Aids e di altre malattie sessualmente trasmissibili.

Attualmente, la vita sessuale delle nuove generazioni inizia intorno ai 16 anni, ma le effusioni spinte – il petting – iniziano nel periodo della preadolescenza. Il periodo migliore per affrontare l’argomento è quindi quello compreso tra la terza media e la prima superiore, quando la curiosità e i cambiamenti ormonali si fanno più pressanti. È meglio che sia la mamma a parlare a Lui e, viceversa, il papà a parlare a Lei: una potrà insegnargli come comportarsi responsabilmente e rispettare la sua partner, i suoi bisogni emotivi, mentre l’altro potrà trasmetterle l’importanza di non affrettare i tempi, facendola riflettere sul peso che questo grande passo avrà sulla sua sfera emotiva presente e futura. Un film a tema, come Juno o Laguna blu, può diventare un’ottima scusa per introdurre il discorso. Al termine della proiezione si possono fare commenti, magari condividere esperienze giovanili, così da creare un clima privo di inutili imbarazzi, chiusure o ironie. Dissuaderlo/a dalla sua scelta non servirà a nulla, colpevolizzarlo/a per la decisione presa scatenerà una chiusura a riccio, perciò un semplice “Ma che bello, sei innamorato/a! E lui/lei com’è, è romantico/a?” sarà sufficiente per dare inizio a un dialogo. E non un monologo: probabilmente, le “informazioni tecniche” saranno già state visionate su Internet, pertanto regole ed autoritarismi non saranno utili per instaurare un rapporto di fiducia.

L’educazione sessuale efficace passa per la verità, anche nel linguaggio espressivo.

Quando i bambini sono piccoli, è naturale usare appellativi come “pisellino” o “patatina”. Intorno ai 10 anni bisogna tuttavia iniziare ad usare termini più scientifici, come “pene” e “vulva”. Non c’è nulla di sbagliato nel chiamare gli organi con il proprio nome e, soprattutto, questo accorgimento renderà più facilmente accettabile e comprensibile l’argomento dell’educazione sessuale, qualche anno più tardi. Come in tutte le cose, l’esempio arriva dagli adulti, che non devono mostrarsi imbarazzati neppure nel parlare di prevenzione e sesso sicuro.

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